venerdì 17 maggio 2013

Sardegna, primi uomini arrivati 250 mila anni fa



L' ANALISI DEI RESTI DI UN OMINIDE TROVATI IN UNA ZONA DEL SOTTOSUOLO NON LONTANA DA SASSARI, RETROCEDE L' EPOCA DEGLI INSEDIAMENTI AVVENUTI NELL' ISOLA

Erano cacciatori paleolitici, di taglia normale ma gracili. Il passaggio (forse) tra Toscana e Corsica Il ritrovamento è frutto delle ricerche di un gruppo di speleologi di Thiesi

L' analisi dei resti di un ominide trovati in una zona del sottosuolo non lontana da Sassari, retrocede l' epoca degli insediamenti avvenuti nell' isola Sardegna, primi uomini arrivati 250 mila anni fa Erano cacciatori paleolitici, di taglia normale ma gracili. Il passaggio (forse) tra Toscana e Corsica I testi di storia concordano nell' attribuire alle fasi iniziali del Neolitico, circa 7 mila anni fa, la comparsa dell' uomo in Sardegna. Una data decisamente molto recente e al tempo stesso assai lontana dalle più antiche tracce umane individuate nella penisola. Pur in mancanza di prove inoppugnabili, la logica da una parte e alcuni rinvenimenti di strumenti lavorati di pietra dall' altra facevano ipotizzare un popolamento assai più vetusto, in età paleolitica, anche se una simile ipotesi si scontrava con la supposta mancanza di un collegamento terrestre tra l' isola e il continente durante il Pleistocene. Una recente scoperta sposta ora considerevolmente indietro nel tempo questa data, prospettando inediti scenari e ponendo nel contempo nuovi interrogativi che potranno essere risolti soltanto con ulteriori future acquisizioni.
da http://www.edicolaweb.net/stren06m.htm

 I resti di un ominide di oltre 250 mila anni, per l' esattezza una falange, a cui è stato dato il nome di Nur in memoria del mitico primo abitante sardo, sono stati scoperti in una grotta del Logudoro meridionale, nel nord-ovest della Sardegna non lontano da Sassari, come comunicato da studiosi delle università di Sassari e di Liegi durante il recente Congresso internazionale di preistoria e protostoria tenutosi in Belgio. Il reperto, secondo i ricercatori Jean Marie Cordy, Sergio Ginesu e Stefania Sias, si colloca nella scala evolutiva tra l' Homo erectus, nella sua fase finale, e l' uomo di Neanderthal. Le proporzioni dell' osso corrispondono ad una corporatura di taglia normale, ma con un allungamento marcato da cui è possibile intuire una certa gracilità fisica. Il reperto non proviene da un deposito stratigrafico, ma è stato rinvenuto da speleologi di Thiesi al termine di una serie di impegnative e pericolose esplorazioni nella Grotta di Nurighe, un budello orizzontale lungo oltre mezzo chilometro e largo non più di 50-60 centimetri, occupato sul pavimento da acqua e fango. Prima della frana finale il torrente sotterraneo ha convogliato e depositato resti ossei di animali preistorici, in ottimo stato di conservazione e alcuni ricoperti o inglobati in concrezioni di calcite, tra i quali era frammista la falange umana. Tra gli animali figurano cervidi di minuscola taglia, canidi, un logomorfo endemico, roditori, uccelli, batraci e gasteropodi. Una fauna tipica della fase finale del Pleistocene medio, convogliata sottoterra dalle acque attraverso un paleoinghiottitoio carsico, ostruito poi 200 mila anni fa da una colata vulcanica di basalto. La scoperta di Nur pone il problema su come abbia fatto l' uomo ad arrivare in Sardegna, in un' epoca in cui l' isola e la penisola erano separate dal mare. Ma lo stesso interrogativo riguarda anche la fauna fossile trovata assieme all' uomo, nonché tutta l' altra fauna coeva, che compare in Sardegna nella prima parte del Pleistocene medio, sostituendo o affiancando specie precedenti. Poiché la loro presenza risulta oggi indubitabile, occorre allora ipotizzare la possibile esistenza, se non proprio di un collegamento fisico, di un contatto facilitato attraverso la Corsica, l' arcipelago toscano e l' emersione di altre isole contigue, con brevi tratti di mare ove fosse possibile un trasporto accidentale e una navigazione a vista di coste.
Badini Giulio 
(27 gennaio 2002) - Corriere della Sera

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