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venerdì 16 agosto 2013

Bosa, Cattedrale dell'Immacolata

da http://www.sardiniatravel.it/it/pagine/nuoro/bosamac.html

Come arrivare.
 La città di Bosa si raggiunge da Macomer lungo la SS 129 bis, da Alghero lungo la SP 49 o da Oristano lungo la SS 292. La cattedrale si trova sulla parte più arretrata del lungo Temo, in prossimità del più antico accesso cittadino che supera l'ostacolo del fiume tramite un ponte in pietra vulcanica. Vi si può accedere dalla piazza Duomo o dal corso Vittorio Emanuele II.

da http://wikimapia.org/1152615/it/Cattedrale-dell-Immacolata


 Il contesto ambientale.
 Il centro storico di Bosa si è formato nel XII secolo, ai piedi del castello di Serravalle, in sito diverso rispetto a quello della città romana e altomedievale, dove si trova l'ex cattedrale romanica di San Pietro extra muros.

da http://www.comune.bosa.or.it/fotoAlbum/


 Descrizione.
 La cattedrale di Bosa, intitolata alla Vergine Immacolata, è stata ricostruita su una chiesa del XII secolo, all'incirca coeva alla costruzione del castello dei Malaspina, che determinò l'urbanizzazione della sponda s. del fiume Temo e il progressivo abbandono della zona in cui sorge l'antica cattedrale romanica di San Pietro. Dopo ripetuti rifacimenti (fra cui uno tardogotico di cui rimane traccia in alcuni tratti murari) l'aspetto attuale risale al rimaneggiamento operato a partire dal 1803, sotto la direzione del capomastro bosano Salvatore Are, coadiuvato in un secondo tempo dal sassarese Ramelli. Il nuovo edificio, ampliato dal cappellone del Sacro Cuore - cui si accede attraverso un vano voltato che interrompe la parete s. nei pressi della bussola d'ingresso - venne solennemente consacrato nel marzo 1809. L'interessante facciata, penalizzata dall'angusto slargo prospiciente, rielabora motivi tardobarocchi desunti in massima parte dalla facciata a ''retablo'' della locale chiesa del Carmelo, con una ripartizione delle superfici in due ordini distinti da un ampio cornicione aggettante e la scansione verticale segnata da paraste e robuste lesene, tutti in vulcanite rossa a vista. Lo spazio interno è a navata unica con cappelle laterali (tre sul lato d. e quattro su quello s.), con copertura a botte lunettata, che riceve luce dagli ampi finestroni in asse con le cappelle. Le quattro campate sono sottolineate da paraste con capitelli, congiunti al cornicione che segna per intero l'innesto delle volte. Il presbiterio rialzato è sovrastato da un'alta cupola su tamburo ottagonale impostato su pennacchi, progettata - sempre nei primissimi anni dell'Ottocento - dal regio architetto e ornatista Domenico Franco. Fra il 1877 e il 1878 venne decorata al suo interno da pitture a tempera del parmense Emilio Scherer raffiguranti il Paradiso dantesco. Alle spalle del settecentesco altare marmoreo, impreziosito da sculture e intagli policromi, si dispone l'abside, di notevole profondità, con coro ligneo. L'intradosso e il catino sono anch'essi arricchiti da pitture di Scherer, così come le pareti laterali del presbiterio. Il cappellone si presenta come un edificio autonomo, con altari laterali e presbiterio leggermente rialzato e cupolato. Tra questo e il corpo principale della chiesa si dispongono vari locali fra cui l'aula del Capitolo e la sagrestia. Affiancata al presbiterio, ma a questo non allineata, s'innalza la torre campanaria: un parallelepipedo suddiviso in tre ordini scanditi da cornici e paraste angolari, unico elemento completamente superstite, benché mai completato, di una fase intermedia delle vicende costruttive della cattedrale, rivelata con chiarezza dalla data 1683 scolpita sul timpanetto triangolare di una delle quattro finestre della cella campanaria.


da http://www.sardegnacultura.it


foto  scattate  da Simone Paderi e Sara Ruiu

domenica 14 aprile 2013

Monachesimo in Sardegna: San Basilio

San Basilio e i monaci orientali
di Rossana Martorelli

da HTTP://PIERLUIGIMONTALBANO.BLOGSPOT.COM
Fonte: Atti del convegno di San Basilio nella rassegna "Viaggi e Letture" a cura di Pierluigi Montalbano




L’archeologia cristiana parte convenzionalmente dalla nascita di Cristo e arriva fino a Papa Gregorio Magno, nel VI-VII secolo, un personaggio che ha avuto un ruolo importante anche in Sardegna. L’archeologia 

medievale si fa iniziare convenzionalmente dall’occupazione dei Vandali, alla metà del V secolo, e si conclude con la scoperta dell’America, alla fine del XV secolo, in quanto la scoperta del nuovo mondo sposta il baricentro economico dal Mediterraneo all’Atlantico.
Betlemme e Gerusalemme sono i centri interessati alla nascita e morte di Cristo e proprio in quest’ultima città si forma la prima comunità cristiana, con discepoli e apostoli che iniziano a viaggiare e a portare le idee ovunque. Emblematici sono Pietro e Paolo, che moriranno a Roma. Paolo compì 4 viaggi missionari che lo portarono a visitare il Mediterraneo orientale e buon parte di quello Occidentale. Secondo una diffusa tradizione, ma assolutamente priva di fondamento, il Cristianesimo sarebbe arrivato in Sardegna proprio con San Paolo che, navigando verso la Spagna, avrebbe toccato il porto di Cagliari introducendo il cristianesimo. Quando inizia la vicenda di Cristo, il Mediterraneo era interamente compreso nell’impero romano. Anche l’Europa era romana, tranne parte delle attuali Germania, Ungheria e Russia, ossia i luoghi da cui partiranno le popolazioni barbariche che porranno fine all’impero romano. Cristo nacque quando era imperatore Augusto e morì sotto l’impero era nelle mani di Tiberio. La Sardegna era una delle province romane e quindi assorbì gran parte delle idee religiose del cristianesimo, andando a sostituire le precedenti divinità pagane. Già all’epoca di Tiberio abbiamo la prima diffusione delle idee cristiane in Sardegna. Fonti antiche segnalano una colonia di ebrei e di seguaci del culto egizio di Iside deportata in massa in Sardegna. Il cristianesimo nasce nell’ambito della comunità ebraica; pertanto è verosimile che proprio tramite questo primo nucleo di ebrei arrivati nell’isola sia stato introdotto nei pensieri delle comunità sarde. Abbiamo testimonianze archeologiche di questa comunità ebraica, come ad esempio una lucerna con la rappresentazione del candelabro ebraico. In Sardegna venivano anche deportati i condannati ai lavori forzati per lavorare nelle cave di granito e nelle miniere, forse a Metalla. Sotto l’imperatore Commodo, infatti, abbiamo fonti che parlano di una grande quantità di cristiani che furono deportati in Sardegna, fra i quali Papa Callisto, poi liberati dalla concubina dell’imperatore, simpatizzante per i cristiani, che convinse le autorità a far ritornare molti di questi cristiani.
Le fonti dicono che Ponziano, papa vissuto alla metà del III secolo, fu deportato “in un’insula nociva presso l’isola di Sardegna”. Ponziano è uno dei due papi che hanno conosciuto il proprio successore (l’altro è Celestino V), poiché quando fu deportato, per non lasciare i cristiani senza una guida, rinunciò al suo mandato e fu sostituito da Fabiano. Quest’ultimo, alla morte di Ponziano, si recò in Sardegna per prenderne le spoglie e trasferirle in una catacomba romana, quella di Callisto. L’epigrafe della lapide funeraria è scritta in greco e recita Pontianos Episcopos.