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mercoledì 8 maggio 2013

L'identità sciamanica della Koga, o Surbile, o Jana


da HTTP://PIERLUIGIMONTALBANO.BLOGSPOT.COM

di  Melqart Re

Inizio col dire che la figura antichissima della Koga (in campidanese) conosciuta anche come Surbile (in Logudorese) è oggi intesa con l'accezione dispregiativa di vecchia strega menagramo. In realtà, l'avvicendarsi dei nuovi culti, non ultimo quello cristiano, ha gettato discredito sulla figura della guaritrice, della sciamana, personaggio nobile e importantissimo della comunità sarda che era impersonato dalla koga. Sembrerebbe, tuttavia, che i suddetti siano nomi più recenti, influenzati da culture che hanno frequentato la Sardegna dall'epoca romana in poi. 
Il termine Jana (Diana) è probabilmente più antico, e deriva dal nome della dea guerriera dei Sumeri (Inana, o anche Nana). Esso è più distintivo e trova riscontro anche nel Basco (la dea Jaune) e in altre lingue del bacino del Mediterraneo. Si ritiene che la figura di Inana o Nana, fosse la figura, poi divinizzata, di una delle sciamane che, in quella società matriarcale, dove la parità tra i sessi era ben rappresentata, ricopriva anche il ruolo di donna guerriera. Nondimeno, è ipotizzabile che il concetto sciamanico della “caccia dell'anima” come strumento di guarigione dei membri della comunità, allontani l'ipotesi della figura della sciamana guerriera tout court. 
"Vi sono delle persone, per lo più malate di qualche malanno, che fingono di essere state rapite per qualche tempo in cielo o trasportate all'inferno o al purgatorio, donde ritornate, raccontano d'aver visto varie persone, sia defunte che viventi, e chiamano tutto questo “andare in calazonis" (dal sinodo di Ales e Terralba del 1696 ).
Andare in calazonis equivale a cadere in trance estatico, quello che nello sciamanesimo viene chiamato trance sciamanico. 
Altra figura sciamanica femminile è quella della Gioviana (nome che ricorda anch'esso quello di Jana e Diana) anche se la sua identità umana pare essersi persa nel tempo. Ne parla Calvia, il poeta di Sassari, descrivendola come una sorta di genio tutelare delle tessitrici. Queste, in cambio della sua benemerenza, la onoravano con regalie in chicchi d'orzo e di grano. E’ probabile che la tradizione si riferisca a un vero e proprio rito molto più arcaico nel quale uno spirito, contattato dalla sciamana chiamata Gioviana, avrebbe aiutato le filatrici nella loro opera di tessitura, e il rispettivo pagamento in orzo e grano, sarebbe stato il compenso a favore della sciamana stessa, in cambio della sua mediazione con lo spirito tutelare. 
Nel medioevo fanno la comparsa due tipi di streghe: quelle che praticano la magia nera, le adoratrici e le amanti di Satana (dette streghe cattive o streghe nere) e le “abbrebarojas”, seguaci della magia bianca del “mantra”. Appaiono, infatti, gli Abrebaroi, custodi dei segreti della pratica taumaturgica di preparare una pozione o un unguento miracoloso e pronunciando delle formule magiche, poi sincretizzate in preghiere. La società di (Jana) Diana, ancora non aveva connotazioni negative per il clero. Le adepte erano viste come donne normali, che praticavano riti leciti per propiziare la fertilità dei campi. Intanto nel continente italiano, nel 1142, il Canon Episcopi di Graziano, in un testo in cui si analizza il culto di Diana, sostiene che i voli notturni e le riunioni di donne adoratrici del demonio non erano altro che fantasie e chi ci credeva, era stato indotto a farlo dal demonio. Tuttavia, le streghe erano donne del popolo: talvolta cartomanti ma più spesso levatrici, guaritrici, e soprattutto in Sardegna, donne con conoscenze di erboristeria. 
E' proprio in questa epoca che la figura delle Koge e delle Surbile, cambia connotazione ed esse sono definite streghe, accezione che ancora conservano oggi nella parlata popolare. Teniamo conto che, fino allora, il paganesimo nell'isola continuava a essere praticato, pur nel suo sincretismo con la religione cristiana. 
Sarà proprio l'inquisizione spagnola ad accelerare questo processo di cristianizzazione e di smantellamento delle antiche funzioni spirituali sciamaniche. Processo il quale, tuttavia, come abbiamo visto in precedenza, pare essere andato a rilento, come testimonia la tarda datazione del documento tratto dal sinodo di Ales e Terralba del 1696.

lunedì 8 aprile 2013

MASCHERA ORGOLESE



Al mito delle janas viene ricondotta anche l'antica maschera orgolese di Maria Burra (conosciuta altrove anche con i nomi di Maria Fresada, Maria Burga, Maria Lattolada),caratterizzata da sa burra, una vecchia coperta che fungeva da scialle,oltre che da una zucca.portata come una sorta di copricapo.
La maschera era completata da 
su gruppu, un lungo mestolo di sughero e canna.
Secondo alcuni,Maria Burra, cosí come altre figure della tradizione, non sarebbe altro che la raffigurazione di un'antica sacerdotessa.  
maschera orgolese,
immagine ricavata da un'illustrazione di P.L.Murgia
Questa tesi troverebbe conforto  in alcuni bronzetti nuragici che riproducono un'immagine molto simile alla maschera orgolese,nella quale la zucca avrebbe sostituito l'originaria anfora contenente l'acqua della salute che la sacerdotessa distribuiva durante i riti di iniziazione.




(dal libro 'Luoghi ed esseri Fantastici della Sardegna" edito da L'UNIONE SARDA, scritto da B.Vigna-G.Caprolu, con illustrazioni di P.L.Murgia).

domenica 14 ottobre 2012

Dee ed esseri infernali

Si puó ragionevolmente ritenere che in un tempo antichissimo,le janas siano state le divinitá delle popolazioni sarde che poi ne hanno tramandato il ricordo attraverso la tradizione orale.
Queste entitá dei boschi e delle fonti hanno visto mutare nel corso dei secoli la loro primigenia identitá.
Da divinitá agresti,le janas sono divenute esseri dotati di poteri magici,capaci di influire sul destino degli uomini donando loro enormi ricchezze  o colpendoli con la sventura.
Ancora oggi di una persona particolarmente fortunata si usa dire che é bene fadada; al contrario,si dice male fadada per chi é incorsa in una disgrazia.
Un'altra curiosa espressione è l'imprecazione 'mala jana ti currada'(cattiva fata ti insegua).
Come giá é stato detto,con l'avvento del cristianesimo si cercó di riportare entro un ambito cristiano i miti pagani e le entitá soprannaturali presenti nelle credenze popolari.
Le janas vennero cosí declassate al rango di streghe e ritenute capaci di compiere sortilegi per pura crudeltá.
Divennero delle creature infernali da cui era possibile difendersi soltanto con la preghiera o con l'ausilio di cose benedette quali la Bibbia,i crocifissi,la terra di camposanto.
Questa evoluzione puó forse aiutare ad interpretare la presenza,tra le figure della tradizione,di personaggi contradditri quali Giorgia Rabiosa,Maria Mangrofa,Maria Abbranca ed altri.Si tratta di donne dotate spesso di poteri magici,descritte a volte come demoni o streghe dalle fattezze orribili;altre volte come creature benefiche ricche di virtúe qualitá.
In una leggenda si parla di una maga di nome Zicchiriola,che viveva in una grotticella insieme ad altri 'jannaressos'(questo il nome che viene dato agli abitatori delle domus de janas).Si dice che possedesse una grossa conchiglia capace di produrre un suono simile a quello del corno.Suonando questo strumento Zicchiriola attirava nella sua caverna le ragazze brutte per insegnare loro le arti magiche.
Altre storie riferiscono di una bellissima fanciulla di Orosei,dai capelli lucenti come seta,il cui nome era Maria Mangrofa.Promessa in sposa ad un bel giovane,fu da questi abbandonata alla vigilia delle nozze.per la disperazione la ragazza lasció il suo paese ed andó a vivere in una grotta,trascorrendo tutto il tempo a filare.
poiché la grotta era molto bassa,Maria divenne ben presto gobba.Anche i capelli persero il bell'aspetto di un tempo e a causa dell'umido si fecero ispidi e impettinabili.Perse anche tutti i denti ed il suo aspetto divenne orribile. La gente inizó ad evitare di passare da quelle parti e si sparse la voce che maria fosse una strega.
 http://www.contusu.it/leggende-e-tradizioni/232
Costretta alla solitudine,quando la povera ragazza incontrava qualcuno faceva di tutto per trascinarlo nella sua grotta,promettendogli preziosi regali in cambio di un pó di compagnia.

Pare infatti che dentrola caverna Maria conservasse i bauli contenenti il suo ricco corredo e i doni ricevuti per le nozze.  Un'altra tradizione vuole che Maria Mangrofa dimorasse lungo un tratto del fiume cedrino,in una zona ancora oggi chiamata 'sa costa de zia Maria Mangrofa'. La donna sarebbe stata la custode della sorgente de Su Cologone,alle cui acque si attribuiva la propritá di guarire le malattie degli occhi.
Non  a caso poco distante venne costruita la chiesetta di Santa Lucia (la santa protettrice della vista) i cui ruderi sono ancora visibili.

(dal libro 'Luoghi ed esseri Fantastici della Sardegna" edito da L'UNIONE SARDA,scritto da B.Vigna-G.Caprolu,con illustrazioni di P.L.Murgia).
foto presa da http://teatriemusei.ovest.com/it/sorgenti-su-gologone-di-oliena-sardegna.php

mercoledì 30 maggio 2012

le domus de janas

La tipologia delle domus é alquanto varia:il tracciato piú semplice consiste in un'unica celletta,che puó essere rotonda o quadrangolare,ma puó consistere anche in un corridoio piú o meno lungo,oppure in un semplice pozzetto cui si accede attraverso un foro circolare.
É in quelle piú complesse,peró,che si puó cogliere il maggior sforzo architettonico,rivelatore,come dice l'archeologo Giovanni Lilliu, ' di un mondo carico di spiritualitá e di vita ideale,non disgiunto dai bisogni concreti'.
Alcune domus de janas sono davvero monumentali,formate da numerosi vani e sostenute da pilastri e colonne.Una delle piú grandi in assoluto é quella che si trova nel complesso di Sant'Andrea Priu,presso Bonorva: una ventina di aperture scavate nella parete rocciosa,precedute da solenni colonne che fanno pensare ad un principesco palazzo sotterraneo.
Non a caso é stata paragonata al famoso labirinto maltese di Hal Saflieni.

(dal libro 'Luoghi ed esseri Fantastici della Sardegna" edito da L'UNIONE SARDA,scritto da B.Vigna-G.Caprolu,con illustrazioni di P.L.Murgia


Da un disegno di P.L. Murgia




domenica 20 maggio 2012

le fate - le domus de janas

Nelle fiabe popolari sarde,la frequente presenza delle fate,chiamate fadas o janas,é da ricollegarsi all'esistenza dei caratteristici pertugi scavati artificialmente nella roccia e denominati appunto domus de janas (case delle fate),ma conosciuti anche con altri appellativi quali furreddas,concas o concheddas,precias o preccas.
Queste strane cavitá (se ne contano circa millecento sparse in tutta l'isola) hanno costituito per molto tempo un vero e proprio enigma archeologico.
Troppo piccole per essere abitate da persone, nelle credenze popolari sono diventate le dimore di esseri fantastici molto simili ai Fairies della tradizione anglosassone.Infatti,la parola jana (che forse deriva da Diana,dea della luna) indica una creatura magica a metá strada tra le streghe e gli elfi.
Oggi gli studiosi ritengono che le domus de janas rappresentino il primo esempio di costruzioni funerarie in cui si esprime la capacitá architettonica delle popolazioni prenuragiche.
Si tratta,infatti, di sepolcri scavati nella roccia e riproducenti nella forma le abitazioni dei vivi.
La loro funzione era quella di accogliere il defunto in un ambiente familiare e consentirgli,secondo le credenze comuni a quasi tutti i popoli antichi,di perpetuare la vita dopo la morte.
Esse erano la sede di cerimonie e liturgie religiose che venivano compiute periodicamente insieme alla deposizione rituale dei pasti destinati agli estinti,a conferma della fede nella sopravvivenza.
Nelle domus i posti venivano posti in posizione rannicchiata o supina,gli uni accanto agli altri,e spesso venivano dipinti di un colore ocra,che rappresentava il sangue,considerato elemento rigeneratore della vita.
In molti casi,oltre all'abbigliamento che ne indicava la posizione sociale o la professione,i defunti portavano collane di carattere amuletico costituite di pietre,ossa e denti di maiale che,secondo le primitive concezioni magico-religiose,avevano lo scopo di garantirne l'immortalitá.
Accanto ad essi venivano deposte suppellettili,armi e statuette di marmo e basalto raffiguranti la Dea Madre.
Questa,insieme al dio Toro richiamato nei graffiti che ornavano le pareti della tomba,veniva invocata a protezione dei morti.

(dal libro 'Luoghi ed esseri Fantastici della Sardegna" edito da L'UNIONE SARDA,scritto da B.Vigna-G.Caprolu,con illustrazioni di P.L.Murgia). 



Domus de janas di Sennori
Domus de janas di  Sant'Andrea Priu
(da http://www.luoghimisteriosi.it)