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sabato 20 dicembre 2014

Cinema Sardegna - Barbagia, donne e pastori







Grammatica della lingua sarda prelatina

Salvatore Dedòla presenta la sua Grammatica della lingua sarda prelatina.








domenica 16 febbraio 2014

Sa Filonzana


Sa Filonzana (la filatrice) è uno dei personaggi chiave del Carnevale di Ottana (NU). Gli altri sono Sos Boes e Sos Merdules. È l'unico personaggio femminile del carnevale in Sardegna. In realtà è un uomo travestito da orrida vecchia: piegata dall'età, vestita di nero e con il volto nascosto da una maschera lignea.
Ha fra le mani il fuso, la conocchia e la lana, fila e predice un futuro più o meno prospero o infausto, a seconda della qualità del vino che le viene offerto. Il filo è quello della nostra vita e del nostro destino che lei conosce molto bene.


giovedì 5 settembre 2013

Festa Shardana 2013 - CONFERENZA di Leonardo Melis

Festa Shardana 2013
Leonardo Melis al Teatro A. Dei, accompagnato dalle note del BARDO A. SEKI all'arpa celtica e dalla pianista Miss Cloe. - Strumentazioni di Pino Piskedda e Franco Angius. Organizzazione Assoc. Janas e DanCro. Patrocinio Comune di Lanusei.





Hinghielu Male - Hinghìelu maschio

da ilsimplicissimus2.wordpress.com

I Mamuthones sono una maschera arcaica della Sardegna carnevale e rappresentano un antico e misterioso rituale, famoso non solo nel Mediterraneo, ma in tutto il mondo. Hanno la loro prima apparizione dell'anno, il 17 gennaio, in occasione del giorno di San Anthonys. Di solito, ma non solo in Sardegna, naturalmente, questo periodo dell'anno è dedicata ad una serie di rituali propiziatori per assicurare la fertilità dei campi, nonché la fecondità delle donne. La prosperità di tutta la comunità. Maschere terribili e spaventosi, i Mamuthones sono imponenti e orgogliosi. Si vestono di pelle animale e una maschera di legno nero. Rompono il silenzio surreale intorno a loro si stringono con forza i campanacci portati a spalla, in perfetto unisono. Mamuthones andare avanti con Issohadores, ottimi lanciatori di Soha, lazo, con cui abilmente catturano le donne, amici, spettatori, che intendono bene e fortuna. L'origine e il significato di questo rituale è in gran parte sconosciuto. Potrebbe essere una forma d'arte drammatica o la parodia di un evento storico o un antico rito propiziatorio. La tradizione orale è l'unico modo per la sua sopravvivenza. Hinghìelu maschio è un breve viaggio all'interno del rituale di Mamuthones dalle parole della più antica Mamuthone ancora in attività, Franco Sale. Un viaggio sul filo della memoria, la tradizione e l'amore per le proprie radici.

 The Mamuthones are an archaic mask of Sardinian carnival and they represent an ancient and mysterious ritual, famous not only in the Mediterranean area, but all over the world. They have their first appearance of the year on January 17, on occasion of the St Anthonys Day. Usually but not only in Sardinia, of course, this period of the year is dedicated to a series of propitiatory rituals in order to assure the fertility of the fields, as well as the fecundity of women. The prosperity of all the community. Terrible and frightful masks, the Mamuthones are imposing and proud. They dress animal leather and a black wooden mask. They break the surreal silence around them shaking powerfully the cowbells carried on the shoulders, in perfect unison. Mamuthones go along with Issohadores, excellent launchers of soha, lazo, with which they skilfully capture women, friends, spectators, wishing well and fortune. The origin and the meaning of this ritual is largely unknown. It might be a shape of dramatic art or the parody of an historical event or an ancient propitiatory ritual. Oral tradition is the only way for its survival. Hinghìelu male is a short trip inside the ritual of Mamuthones by the words of the oldest mamuthone still in activity, Franco Sale. A travel on the thread of memory, tradition and love for the own roots.

giovedì 22 agosto 2013

Cala Goloritzé

foto di Sara Ruiu

Cala Goloritzé è una spiaggia che si trova nel territorio comunale di Baunei nella parte sud del Golfo di Orosei in provincia dell'Ogliastra. La spiaggia, una delle più suggestive della Sardegna, nata da una frana nel 1962 è famosa per il pinnacolo alto 143 metri che sovrasta la cala, noto anche ai climbers per le sue vie d'arrampicata sportiva; la più famosa è la Sinfonia dei Mulini a vento, aperta da Manolo e Alessandro Gogna alla fine degli anni settanta. Altro elemento caratteristico della spiaggia è l'arco naturale che si apre sul lato destro della baia. In un anfratto tra le rocce all'interno della spiaggia è inoltre presente una sorgente d'acqua dolce che dal sottosuolo sfocia in mare.
foto di Simone Paderi
 L'arenile è composto di piccoli ciottoli bianchi e sabbia. Goloritzé è raggiungibile via mare, o con un sentiero che dall'altopiano del Golgo giunge alla cala, con un dislivello di 470 metri e circa un'ora e mezzo di cammino. Attualmente (dall'estate del 2007) la costa in prossimità della spiaggia (200 m dalla riva) è completamente chiusa al traffico di imbarcazioni a motore per preservare la spiaggia dall'inquinamento e dall'assalto dei turisti. Per arrivare alla spiaggia via mare, la via più comoda e meno impegnativa, sono disponibili dei servizi di trasporto e noleggio imbarcazioni dai vicini porti di Arbatax, Santa Maria Navarrese (comune di Baunei).
foto di Simone Paderi

 Cala Goloritzè è stata dichiarata "Monumento Naturale" della Regione Sardegna nel 1993, e poi nominata "Monumento Nazionale Italiano" nel 1995.
foto di Manuele Puggioni


lunedì 8 luglio 2013

Dentro la Sardegna

Rappresenta un interessante documento ideato e realizzato da Giuseppe Lisi nel 

1968, dove la Sardegna è presentata soprattutto in funzione delle ampie

 problematiche che caratterizzavano la fine degli anni Sessanta.





da http://www.flickr.com/photos/ddzz/1570642663/

domenica 7 luglio 2013

Noè fra i nuraghi 1963





Una terra biblica, la Sardegna, con paesaggi così antichi che nel 1963 il regista Marcello Baldi la scelse per girarvi le sue storie della Bibbia. Fra i diversi episodi, in questo, riesce a mettere Noè con la sua Arca e il Diluvio Universale, addirittura fra i nuraghi, per la precisione alla Reggia Nuragica di Santu Antine di Torralba in provincia di Sassari.



domenica 26 maggio 2013

Templio a pozzo Su Tempiesu di Orune

da http://ilpopoloshardana.blogspot.it/

di Marcello Cabriolu

Templio a pozzo - F.Selis Photo Archive

Il monumento venne scoperto nel 1953 dai Sig.ri Sanna, proprietari del terreno che in origine si chiamava “Sa Costa de sa Binza”, mentre cercavano di terrazzare il fianco del monte per impiantare un frutteto. 
Il nome “Su Tempiesu” è legato a un mito della zona in cui si parlava di un uomo proveniente da Tempio che, nei primi del ’900, lavorò al taglio dei boschi per produrre carbone. La prima campagna di scavi avvenne nel 1953 ma i resoconti relativi vennero pubblicati solo nel 1958. La necessità di un restauro, vista la progressiva rovina del monumento, richiese un intervento della Soprintendenza Archeologica che durò dal 1981 al 1986 e fu gestito dalla Prof.ssa Maria Ausilia Fadda, attraverso il quale venne intrapresa un’indagine più approfondita. 

Particolare del pozzetto di captazione - F.Selis Photo Archive
Si scoprì allora che le genti preistoriche avevano individuato la presenza della falda d’acqua che scaturiva dalla roccia scistosa, e vi avevano eretto la costruzione a pianta rettangolare. Utilizzando della trachite e lavorandola a martellina, gli Shardana crearono, addossata alla roccia, una struttura templare con tetto a doppio spiovente che rispetta il principio edilizio dei nuraghi: il muro a sacco. La rifinitura dei pezzi del tetto venne curata in maniera esagerata, risparmiando solamente quelle che ora vengono definite “bugne” ma che in origine dovevano essere lunghe corna riprodotte in onore della Dea Madre, come si fece nel Pozzo Sacro di Perfugas. 
Particolare dello spiovente e del timpano - F.Selis Photo Archive

Residui dell'apice del timpano - F.Selis Photo Archive

Il prospetto venne rifinito con una sorta di cornicetta, il timpano, di forma triangolare, che presentava degli incavi in cui vennero trovate infilzate delle spade di bronzo, dal basso verso l’alto, fissate con colate di piombo. Sotto il timpano venne lasciato uno spazio vuoto, di luce triangolare, dove vennero posti due archi in pietra a soprastare il vestibolo del pozzo. Il piano di calpestio venne completamente lastricato lasciando lo spazio per una canaletta d’acqua e il deflusso del pozzo. Ai lati del vestibolo vennero ricavati i sedili e il pozzetto venne incorniciato con un portello e una soglia con beccuccio adduttore corrispondente alla canaletta di scolo.
 L’imboccatura del pozzetto venne strombata verso l’esterno e dotata di gradini simbolici verso il pozzetto di captazione e la parte superiore architravata con gradoni rovesci. Al momento della scoperta e del restauro si notò che tutti i conci e i blocchi erano saldati tra loro da verghe di piombo, addirittura nel pozzetto i lati erano stati rivestiti di piombo per evitare la fuoriuscita dell’acqua. Alcuni studi sostengono che il tempio fosse in origine circondato da un recinto, ma osservando la struttura viene spontaneo ritenere che anticamente esso fosse cupolato a tholos e solo dopo fosse stato ristrutturato a doppio spiovente.


Concio scolpito - F.Selis Photo Archive
Recinto con bacile - F.Selis Photo Archive

 L’area antistante il vestibolo rivelò un recinto curvilineo che alla base, nel punto in cui scolava la canaletta, terminava in un bacile in pietra con beccuccio per un ulteriore scolo. Affianco è presente un concio, inserito nel muro della struttura, che riporta un viso scolpito con le sembianze della divinità, ovvero l’arcata sopraccigliare e il setto nasale ben marcato. Il bacile fu oggetto di deposito di numerosissimi oggetti in bronzo quali spade, bottoni, bracciali, stiletti, anelli e bronzetti mentre l’esplorazione stratigrafica dei vani del complesso ha riportato alla luce due ambienti ben definiti usati da deposito per gli ex-voto rimossi dal pozzetto.


Particolare del timpano - F.Selis Photo Archive


Templio a pozzo Su Tempiesu di Orune 
 di Marcello Cabriolu
 F.Selis Photo Archive 


Realizzazione e montaggio : Federica Selis

Testi :  Marcello Cabriolu
Voce :  Federica Selis
Immagini :  Federica Selis Photo Archive

sabato 18 maggio 2013

SUPRAMONTE - Official promo





SUPRAMONTE - Official promo
Il Supramonte è un altopiano calcareo situato nella Sardegna centro orientale, incontaminato e selvaggio è patrimonio naturalistico dell'isola e sito di interesse

comunitario. Sequenze aeree mostrano la maestosità del paesaggio suggerendo un percorso attraverso il quale si scoprono, oltre le meraviglie della natura, anche le differenti attività e i valori del territorio: i siti di rilievo speleologico e carsico con riprese in ambiente ipogeo; i tipi di paesaggio nelle diverse stagioni dell'anno; le presenze antropiche e i modelli di sviluppo affermatisi, coerenti con la tutela dei luoghi. Il lavoro e' strutturato come un film-documentario con degli elementi di fiction. Attori principali del film sono in primo luogo le "persone" nel territorio: la comunità locale composta dagli abitanti e dai suoi operatori economici, gli esperti escursionisti, naturalisti, speleologi, geologi, archeologi e i viaggiatori.
Provincia di Nuoro_SIC "Supramonte di Dorgali, Oliena, Orgosolo e Urzulei -- Su Sercone"
Il documentario si colloca all'interno del progetto strategico Co.R.E.M (Cooperazione delle Reti Ecologiche nel Mediterraneo) di valorizzazione del patrimonio naturalistico ed in particolare della biodiversita' delle regioni mediterranee. 

sabato 11 maggio 2013

Su patriota sardu a sos feudatarios - Procurad'e moderare, barones, sa tirannia

PLAYLIST 


versione di Piero Marras





L'Innu de su patriottu Sardu a sos feudatarios fu stampato clandestinamente in Corsica e diffuso in Sardegna, e divenne il canto di guerra degli oppositori sardi, passando alla storia come la Marsigliese sarda. E' composto da 376 ottonari fortemente ritmati, in lingua sarda logudorese, e ricalca contenutisticamente gli schemi della letteratura civile illuministica. L' incipit è costituito da un perentorio attacco alla prepotenza dei feudatari, principali responsabili del degrado dell'isola:Procurad'e moderare, Barones, sa tirannia… (Cercate di moderare, o Baroni, la vostra tirannia…). Il canto si conclude con un vigoroso grido d'incitamento alla rivolta, suggellato da un detto popolare di lapidaria efficacia: Cando si tenet su bentu est preziosu bentulare ("quando si leva il vento, è d'uopo trebbiare").



Titolo: Su patriota sardu a sos feudatarios
Autore: Mannu Francesco Ignazio
Editore: CUEC
Data di pubblicazione: 2006
Luogo di pubblicazione: Cagliari
Tipologia: Monografie - saggi
Argomento: LetteraturaLingua sarda
Lingua: sardo
Descrizione: Il libro, che nel saggio introduttivo ripercorre le vicende della "sarda rivoluzione", propone la prima edizione critica dell'inno "procurad'e moderare", seguendo l'editio princeps che, secondo la tradizione, fu pubblicata clandestinamente in Corsica.


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