domenica 16 febbraio 2014

Sa Filonzana


Sa Filonzana (la filatrice) è uno dei personaggi chiave del Carnevale di Ottana (NU). Gli altri sono Sos Boes e Sos Merdules. È l'unico personaggio femminile del carnevale in Sardegna. In realtà è un uomo travestito da orrida vecchia: piegata dall'età, vestita di nero e con il volto nascosto da una maschera lignea.
Ha fra le mani il fuso, la conocchia e la lana, fila e predice un futuro più o meno prospero o infausto, a seconda della qualità del vino che le viene offerto. Il filo è quello della nostra vita e del nostro destino che lei conosce molto bene.


giovedì 9 gennaio 2014

Le anime nell'abisso

Su Sterru,la voragine che si apre sull'altopiano di Golgo,è una delle più profonde cavità naturali a campata unica d' Europa. 
Dopo la prima esplorazione avvenuta nel 1957, numerose altre spedizioni ne hanno raggiunto il fondo; le sue pareti sono state fotografate metro per metro e un gruppo di biologi vi ha soggiornato all'interno per alcuni giorni allo scopo di studiare la flora e la microfauna che si cela nelle oscure cavità del sottosuolo. Anni fa,insieme a degli speleologi di Faenza, anche un giovane di Baunei, Paolo Muggianu, è disceso nella voragine. 
Si può immaginare quale emozione abbia provato: per i baunesi su Sterru è sempre stato un luogo magico e riveste ancora oggi un'importanza tutta particolare nella mitologia paesana costituita da leggende che si tramandano da secoli. 
Legate a questo luogo vi sono infatti tantissime fosche storie di suicidi e di delitti, racconti di esseri tenebrosi, accadimenti misteriosi destinati a non essere mai spiegati. 
Si dice, per esempio, che passando di notte nelle vicinanze dell'abisso si possano sentire i lamenti provenire dall'interno. La gente crede che appartengano alle anime infernali che per quella via cercano di accedere al mondo dei vivi.

(dal libro 'Luoghi ed esseri Fantastici della Sardegna" edito da L'UNIONE SARDA, scritto da B.Vigna-G.Caprolu, con illustrazioni di P.L.Murgia).



lunedì 25 novembre 2013

Come diventerebbe la Sardegna se si sciogliessero tutti i ghiacci?

da HTTP://PIERLUIGIMONTALBANO.BLOGSPOT.COM

Come diventerebbe la Sardegna se si sciogliessero tutti i ghiacci?



Cagliari e Oristano sommerse, con buona parte dell’Italia. Così il National Geographic ha immaginato come diventerebbe l’Italia (e il pianeta intero) se tutto il ghiaccio del mondo si sciogliesse.
Lo scenario (immaginario) è ovviamente catastrofico. La prestigiosa rivista immagina un futuro in cui con lo scioglimento dei ghiacci di Antartide, Groenlandia e Polo Nord il livello dei mari provocasse l'innalzamento di oltre 65 metri. «Sulla Terra ci sono più di cinque milioni di miglia cube di ghiaccio – scrive l'Indipendent che fa una sintesi del lavoro del National Geographic – E alcuni scienziati dicono che ci vorranno più di cinquemila anni prima che si sciolga tutto». In Italia finirebbero sott’acqua anche i porti della Liguria, le spiagge della Versilia e la costiera amalfitana. Il Nordest rischierebbe poi l'estinzione: da Venezia a Bologna con le altre città di Veneto ed Emilia Romagna. L'Italia poi perderebbe la capitale, visto che anche Roma non potrebbe resistere alla forza dell'acqua. Nella mappa interattiva, le coste della Sardegna occidentale finirebbero inghiottite dal mare, da nord a sud con qualche eccezione. E a farne le spese sarebbe quasi tutto il Campidano, da Oristano a Cagliari e hinterland. Scenario catastrofico, per ora solo virtuale: il futuro, anche se inevitabile, sembra piuttosto lontano.

Fonte: L'Unione Sarda

domenica 10 novembre 2013

IL MITO DI OSIRIDE - Il culto dei massimi déi dell' Egitto in Sardegna

Articolo tratto da
IL LIBRO DELLE SFINGI
Il culto dei massimi déi dell' Egitto in Sardegna
di Gennaro Pesce
Editrice Sarda Fossataro


Quando lo storico greco Erodoto (circa il 450 a.C.) visitò l`Egitto, notò che, nell`immensa folla di déi, adorati in quel paese, il più popolate era Usire, chiamato da lui, alla greca ovviamente, Osiris, e da noi Osiride. Questo dio si narrava una storia terribile, ma a lieto fine. Eccola.

Geb e Nut

 Osiridel
 Nato da Geb (il dio - terra) e da Nut (ia dea - cielo) in uno dei cinque giorni complementari dell'anno, (*) Osiride diventò signore del mondo e trasse gli Egiziani dallo squallido stato di vita bestiale, in cui si trovavano. Insegnò loro i frutti della terra, fece loro conoscere le leggi e li educò a rispettare gli Déi. Poi viaggiò per il mondo, civilizzando il resto del genere umano.
Ma suo fratello Seth, ingelosito per l'amore, che Osiride ispirava agli uomini, meditò di sopprimerlo. Si assicurò la cooperazione di settantadue complici ed, esattamente misurata la statura di Osiride, fece costruire un cofano in legno di cedro, splendidamente ornato, e ordinò che fosse portato nel bel mezzo di un festino.

 I convitati, stupiti ed entusiasti, mostrarono il desiderio di
Seth
possederlo. Seth disse loro, sorridendo, che avrebbe donato il cofano a chi lo avesse riempito completamente con la sua persona. Ogni convitato fece la prova, che non riuscì, Da ultimo Osiride vi si distese dentro e lo riempì del tutto. Subito i convitati si precipitarono sul cofano, ne abbassarono il coperchio e chi lo chiuse con chiodi, chi lo sigillò con piombo. Poi il cofano, portato al fiume, fu fatto scivolare nell’acqua e la corrente lo trasportò fino alla foce del Delta e oltre, nel mare.
Le onde sospinsero il cofano alla riva della città di Biblo nella Fenicia (oggi territorio dello Stato del Libano), a piè di un tamarisco il quale, crescendo con straordinaria rapidità, lo incorporò completamente nel suo tronco. Fatto abbattere dal re di Biblo Malcandro, il quale se ne servì per far puntellare il tetto del suo palazzo, questo albero emanava un profumo insolitamente squisito.


Iside (fig. 10), sorella e sposa di Osiride, il cuore trafitto dal dolore, andò cercando il suo sposo
assassinato, peregrinando per tutto l’Egitto, finché le giunse sentore dell'esistenza del miracoloso tamarisco nella reggia del re Malcandro.

da http://www.antika.it/004339_iside.html
fig.10

 Intuito il significato di questo fenomeno, Iside si recò subito a Biblo, dove non si fece conoscere per quella che era. Ed io ricordo di essermi soffermato a lungo, con commozione, davanti al <<point d'eau >> - come lo chiama il mio amico, l'illustre archeologo francese Maurice Dunand, scavatore di Biblo - cioè il pozzo, sull’orlo del quale si assise la Dea affranta, stanca e assetata!
 La regina Astarte l‘assunse come balia del proprio neonato. Iside voleva renderlo immortale, ma ne fu impedita dalla regina. Questa infatti, entrata improvvisamente, vide che il suo bambino era immerso nel fuoco dalla << balia >>  urlò per il terrore e così ruppe l’incantesimo. Il passare il bimbo per il fuoco, infatti, era un rito magico di purificazione. Per tranquillizzare la regina, Iside le si rivelò e dichiaro il motivo della sua venuta a Biblo, Ottenuto l’albero miracoloso, ne trasse fuori il cofano, ch'ella bagnò con le sue lacrime, e se lo riportò in Egitto, dove lo nascose nella palude di Buto nel Delta, per sottrarlo all’infame Seth. Ma questi, scoperto il nascondiglio, dilacerò il cadavere del fratello in quattordici pezzi, che sparse per tutta la Valle del Nilo.
Senza scoraggiarsi la vedova cerco e trovò tutti i brandelli, eccettuato il membro virile, (**) perché un ossirinco, pesce del Nilo, l`aveva mangiato per ghiottoneria; perciò gli ossirinchi furono maledetti in perpetuo.
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(*) L'annno egiziano era di 12 lunazioni complete (come, più tardi, quello del calendario del re romano Numa Pompilio). I ' giorni in più erano quelli di Osiride, lsde, Seth, Horos e Nefti. Vedremo via via chi era ciascuna di questa divinità. 
(**) ln seguito, usando un termine del linguaggio filologico e non urtante per certa categoria di lettori, lo chiamerò fallo, dal greco phallòs, significante, per l'appunto, l'organo, sessualmente distintivo del corpo umano virile ed insieme la sua imitatzione in legno di fico o in cuoio che, nel mondo greco antico, era portata in processione, come simbolo della forza fecondatrice della natura, durante le feste in onore del dio della vegetazione Diòniso.
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 ln questa ricerca la dea fu aiutata dal dio - coccodrillo Suchos (fig. 37).
 Ricomposto abilmente,  pezzo per pezzo, il corpo dello sposo e postogli un fallo posticcio di legno di sicomoro, lside, con l'aiuto della sorella Nephtys, del dio delle tombe Anubis (fig. 35) e di Thot, il dio (fig. 22) della sapienza e della magia, celebrò solennemente i funerali con alte lamentazioni e incantesimi, ventilò il viso del morto con le sue ali, ridandogli il soffio vitale e praticò, per la prima volta, il rito della imbalsamazione sul corpo dello sposo, assicurandogli una vita perpetua. lnfatti Osiride risuscitò e fu il dio dei morti.
fig. 37
 Allora Iside si ritirò nella palude di Buto per allevare un bambino (fig. 36), che ella aveva concepito giacendo, in forma di sparviero, sul cadavere del consorte. Il bimbo si chiamò Horos o Hòro (fig. 37) e fu tenuto nascosto affinché non cadesse vittima delle insidie di Seth.
fig. 36
fig. 22

fig 37

 Cresciuto, Horos, per vendicare il padre, mosse guerra allo zio. Durante la battaglia Seth cavò un occhio ad Horos, ma Thot glielo ritrovò e — primo oculista, benché mitico, di cui abbiamo notizia -  lo rimise al suo posto. Come contropartita Horos evirò Seth. Infine lo debellò. Seth calunniò il nipote davanti all'assemblea degli dei, il tribunale divino emise sentenza di assoluzione con formula piena a favore di Horos e stabili che l'universo fosse diviso fra Horos e Seth. Poi, col passare del tempo, il dio Seth si dileguò, tuonando, verso il cielo, ed Horos rimase il Signore del mondo dei vivi, mentre Osiride fu il Signore del mondo dei morti. Ma la figura di Osiride prevalse su quella di Horos, nel senso che Osiride, oltre ad essere considerato il dio dei morti, era anche il dio dei vivi in quanto ogni vivo è destinato a morire.
fig. 35



giovedì 5 settembre 2013

Festa Shardana 2013 - CONFERENZA di Leonardo Melis

Festa Shardana 2013
Leonardo Melis al Teatro A. Dei, accompagnato dalle note del BARDO A. SEKI all'arpa celtica e dalla pianista Miss Cloe. - Strumentazioni di Pino Piskedda e Franco Angius. Organizzazione Assoc. Janas e DanCro. Patrocinio Comune di Lanusei.





Hinghielu Male - Hinghìelu maschio

da ilsimplicissimus2.wordpress.com

I Mamuthones sono una maschera arcaica della Sardegna carnevale e rappresentano un antico e misterioso rituale, famoso non solo nel Mediterraneo, ma in tutto il mondo. Hanno la loro prima apparizione dell'anno, il 17 gennaio, in occasione del giorno di San Anthonys. Di solito, ma non solo in Sardegna, naturalmente, questo periodo dell'anno è dedicata ad una serie di rituali propiziatori per assicurare la fertilità dei campi, nonché la fecondità delle donne. La prosperità di tutta la comunità. Maschere terribili e spaventosi, i Mamuthones sono imponenti e orgogliosi. Si vestono di pelle animale e una maschera di legno nero. Rompono il silenzio surreale intorno a loro si stringono con forza i campanacci portati a spalla, in perfetto unisono. Mamuthones andare avanti con Issohadores, ottimi lanciatori di Soha, lazo, con cui abilmente catturano le donne, amici, spettatori, che intendono bene e fortuna. L'origine e il significato di questo rituale è in gran parte sconosciuto. Potrebbe essere una forma d'arte drammatica o la parodia di un evento storico o un antico rito propiziatorio. La tradizione orale è l'unico modo per la sua sopravvivenza. Hinghìelu maschio è un breve viaggio all'interno del rituale di Mamuthones dalle parole della più antica Mamuthone ancora in attività, Franco Sale. Un viaggio sul filo della memoria, la tradizione e l'amore per le proprie radici.

 The Mamuthones are an archaic mask of Sardinian carnival and they represent an ancient and mysterious ritual, famous not only in the Mediterranean area, but all over the world. They have their first appearance of the year on January 17, on occasion of the St Anthonys Day. Usually but not only in Sardinia, of course, this period of the year is dedicated to a series of propitiatory rituals in order to assure the fertility of the fields, as well as the fecundity of women. The prosperity of all the community. Terrible and frightful masks, the Mamuthones are imposing and proud. They dress animal leather and a black wooden mask. They break the surreal silence around them shaking powerfully the cowbells carried on the shoulders, in perfect unison. Mamuthones go along with Issohadores, excellent launchers of soha, lazo, with which they skilfully capture women, friends, spectators, wishing well and fortune. The origin and the meaning of this ritual is largely unknown. It might be a shape of dramatic art or the parody of an historical event or an ancient propitiatory ritual. Oral tradition is the only way for its survival. Hinghìelu male is a short trip inside the ritual of Mamuthones by the words of the oldest mamuthone still in activity, Franco Sale. A travel on the thread of memory, tradition and love for the own roots.

mercoledì 4 settembre 2013

L'epoca dei fenici - 1° parte

L'età fenicia 
di Pierluigi Montalbano

 Levantini 
Nel II Millennio a.C., prima i naviganti minoici, poi quelli micenei e, infine, i levantini, furono attratti dalle ricchezze minerarie dell’isola, e dalle notevoli possibilità offerte dal mercato dei metalli. Sono da citare in uscita verso i mercati del Vicino Oriente, grandi quantità di argento, il metallo che costituiva la base delle transazioni commerciali. In Sardegna, le miniere e gran parte del processo industriale di trasformazione dei minerali erano prerogative delle popolazioni nuragiche, proprietarie dei giacimenti. Come è noto, nell’antichità la Sardegna era definita anche “l’isola dalle vene d’argento”, ed è interessante notare come i centri più antichi fossero collocati proprio nelle vicinanze dei più importanti giacimenti metalliferi. Nella seconda metà del XIII a.C., tutte le città costiere della Siria e della Palestina, sottoposte in precedenza al regno degli ittiti, stanziati in Turchia, e al regno d’Egitto, goderono di quattro secoli di indipendenza ed ebbero la possibilità di incrementare in totale autonomia sia il commercio che la produzione artigianale. In mancanza di miniere, la principale risorsa naturale del Libano era costituita dalle enormi foreste di cedri che ricoprivano le catene montuose e che fornivano legname pregiato. Anche lo sfruttamento delle risorse del mare fu intenso, soprattutto la conservazione del pescato sotto sale e la pesca dei molluschi (murici) utilizzati per la tintura color porpora dei tessuti. A ciò si aggiunge lo sfruttamento delle sabbie silicee per la produzione del vetro. Il rame di Cipro e della Sardegna, il ferro di Cilicia, il bisso e la porpora delle città siriane, l’avorio, l’incenso e le spezie africane, e gli animali esotici dell’India, contribuirono ad arricchire le città costiere libanesi. Queste imprese commerciali erano organizzate dai detentori del potere, ossia i membri della casa regnante e della casta sacerdotale dei luoghi di culto più ricchi. Solo pochi mercanti privati potevano affrontare lo sforzo economico di un’impresa che implicava due o tre anni di viaggio con notevoli rischi di naufragio. Fenici, punici e cartaginesi appartengono alla stirpe che ebbe origine proprio nella costa del levante, anticamente definita “Terra di Canaan”. I fenici emergono dopo gli sconvolgimenti politici e militari causati intorno al 1200 a.C. da una coalizione armata ricordata come “Popoli del Mare”. Ciò che definisce i fenici è la comunanza culturale, e non quella politica. Furono legati dalla lingua, dalla cultura e dalla scrittura, al pari delle città greche, che non realizzarono mai un’unità politica. La Fenicia era popolata da città stato, ciascuna con una propria politica e propri orizzonti culturali. I fenici d’occidente ebbero in Cartagine la massima espressione imperiale della loro storia. Attorno al 700 a.C., la potenza della città africana crebbe a tal punto che, liberandosi definitivamente del tributo pagato a Tiro, loro città d’origine, i cartaginesi iniziarono la loro espansione nelle terre oltremare. In Sardegna, la maggior parte dei luoghi in cui si fermarono i fenici era da tempo occupata dalle popolazioni nuragiche. La massima pressione economica lungo le coste è attestata a partire dall’VIII a.C., quando i nuragici, commercianti soprattutto di vino e delle anfore per contenerlo, autorizzarono i levantini ad integrarsi nei villaggi. In quel momento, piccoli gruppi di abitanti orientali, con il consenso dei locali, e congiuntamente con loro, diedero origine ai primi agglomerati urbani. Questo arrivo fu assolutamente pacifico perché i nuragici, se fosse stato necessario, avrebbero avuto buon gioco dei mercanti e avrebbero potuto respingerli agevolmente. Del resto, l’accoglienza fu buona perché i nuovi arrivati erano anche portatori di tecnologia. I rapporti delle città fenicie d’Occidente con la madrepatria libanese, cessarono definitivamente nel 650 a.C., come documentano le antiche fonti scritte che raccontano come la Fenicia divenne terra di conquista e fu occupata, in successione, prima dagli Assiri, poi dai Babilonesi e infine dai Persiani, che la conquistarono nel 550 a.C. Questi ultimi, nel Mediterraneo Orientale, incentivarono il commercio fenicio in concorrenza con quello greco.

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